Robot e supercalcolo, con Leonardo Genova diventa la nuova Digital Valley

l secondo posto in Europa e al quarto nel mondo per investimenti in ricerca e sviluppo nel settore aerospazio e difesa. Leonardo ha scalato, negli anni, la classifica internazionale investendo nell’innovazione oltre 1,6 miliardi, più del 12% dei suoi ricavi del 2020. «I nostri investimenti in Ricerca & Sviluppo hanno fatto segnare, nel 2020, un incremento dell’8% rispetto all’anno precedente», spiega Lucio Valerio Cioffi, direttore generale di Leonardo. Oltre alla spesa per sviluppare nuovi prodotti e realizzare i necessari upgrade degli esistenti, una quota degli investimenti è dedicata alle attività di Research & Technologies. All’interno di questo cluster, il 50% è dedicato allo sviluppo delle cosiddette nuove tecnologie, quelle che permettono a Leonardo di restare sulla frontiera dell’innovazione, anticipandola in alcuni casi. Un atout imprescindibile in un settore, quello dell’aerospazio e difesa, caratterizzato da una straordinaria competizione tecnologica. «Nel 2020, su quasi 50mila addetti di Leonardo nel mondo», ricorda Cioffi, «ben 9.000 sono quelli coinvolti direttamente in attività di Ricerca & Sviluppo».

L’OPERAZIONE

L’azienda guidata da Alessandro Profumo si avvia a concludere il 2021 con una importante novità: i Leonardo Labs, la rete di dieci laboratori di ricerca interconnessi e distribuiti in Italia e all’estero, in autunno sarà ulteriormente potenziata da tre nuovi laboratori congiunti che Leonardo sta allestendo a Genova assieme all’IIT, l’Istituto Italiano di Tecnologia.  I tre Joint Labs, con 30 ricercatori dedicati, sono in rampa di lancio: in autunno arriveranno gli ultimi robot (4, per la precisione, ai quali vanno aggiunti due bracci robotici) e si comincerà a lavorare sulla sicurezza in ambito spaziale ed emergenziale. Uno spettro molto ampio, quello messo in campo da Leonardo, che va dal calcolo ad alte prestazioni (supercomputing) ai sistemi robotici per uso industriale integrati con l’intelligenza artificiale, fino alla riconfigurazione di questi sistemi ad ambienti non strutturati. «Riteniamo che la strada per vincere le sfide future passi dalla trasformazione digitale», sottolinea ancora Cioffi, «e noi di Leonardo, in tale ottica, stiamo costruendo gli enabler con la rete dei Leonardo Labs che rappresenta la base del nostro futuro».

IL DAVINCI-1

Se Elon Musk, appena qualche giorno fa, ha presentato un umanoide capace di gestire compiti non sicuri o ripetitivi, i ricercatori di Leonardo e di IIT stanno affinando le tecnologie grazie alle quali saranno i robot, e non gli astronauti, ad essere operativi nei casi di attività spaziali pericolose, e che permetteranno ai bracci elettronici di ispezionare e scansionare l’interno di una fusoliera di un aereo in costruzione. Al centro del progetto di Leonardo ci sono, dunque, soluzioni robotiche, di supercalcolo e di intelligenza artificiale. Non a caso, lo scorso anno, Leonardo si è dotata dell’HPC (High Performance Computing) davinci-1, un unicum internazionale. Si tratta di un supercomputer che, grazie a 150 unità di supercalcolo, una capacità di storage di 20 PetaByte e una potenza complessiva superiore a 5 petaFlops, è terzo al mondo per potenza nel settore dell’Aerospazio, Difesa & Sicurezza – dopo quelli della Nasa e dell’associazione Japan Aerospace – e si posiziona tra i primi 100 supercomputer al mondo. Oggi sono quasi 110 i ricercatori di Leonardo al lavoro su otto aree di ricerca, dal Big Data all’High Perfomance Computing, dall’Intelligenza artificiale applicata al Digital twin e simulazione avanzata, e su programmi trasversali alle aree di business aziendali in grado di sviluppare le tecnologie del futuro e anticipare la domanda del mercato.

Gli ambiti tecnologici dei laboratori sono definiti all’interno del “Masterplan 2030 per l’Innovazione”, uno dei pilastri su cui si fonda il piano strategico “Be Tomorrow – Leonardo 2030” di crescita sostenibile di lungo termine dell’azienda. I ricercatori dei dieci centri di ricerca di Leonardo, in Italia e all’estero, sono interconnessi tra loro e possono contare sulle collaborazioni con oltre 70 università e centri di ricerca nel mondo. «L’inserimento di ricercatori matematici, fisici, ingegneri, computer scientist, distribuiti nei laboratori sul territorio e integrati nelle Divisioni, che rappresentano le competenze del futuro», conclude Cioffi, «sono la garanzia del successo delle nostre iniziative che guardano all’avvenire».

LA CRESCITA

L’obiettivo è di una ulteriore crescita: entro il 2023 i ricercatori attivi nei Labs diventeranno oltre 200. Saranno ulteriori risorse altamente qualificate che andranno ad incrementare l’organico dei dieci Labs, alcuni realizzati in collaborazione con partner industriali e centri di ricerca leader mondiali nei rispettivi ambiti di competenza, che sorgono in prossimità dei principali siti industriali di Leonardo in Italia, come quelli di Cascina Costa (Va), Torino, Genova, Roma, Pomigliano D’Arco (Na) e Grottaglie (Ta) e all’estero con il Lab statunitense di Cypress in California. L’obiettivo è infatti quello di facilitare il trasferimento tecnologico e di massimizzare i benefici per i territori di riferimento. I laboratori possono essere definito come “fertilizzatori” delle realtà locali, consentendo a Leonardo di centralizzare lo sviluppo di tecnologie abilitanti per massimizzare l’aggiornamento sul fronte dell’innovazione.

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